
Psicofarmacologia: comprendere il farmaco per migliorare la cura
Gli psicofarmaci sono gravati da uno stagma spesso improprio ma al contempo circondati da una legittima cautela. Se da un lato il loro utilizzo è indispensabile in molte situazioni per alleviare la sofferenza, dall’altro la loro azione non è temporanea, ma modifica in modo duraturo il funzionamento del sistema nervoso. Questo impone al clinico un approccio attento e parsimonioso. L’effetto degli psicofarmaci può essere concepito come una modifica del “campo” , concetto Gestaltico che definisce come tale lo spazio interattivo tra l’interno e l’esterno dell’individuo.
Questo campo si organizza nel tronco dell’encefalo. I farmaci agiscono su questa struttura e influenzano quali elementi dell’ambiente diventano salienti per la persona. Di conseguenza, per uno psicoterapeuta, è cruciale comprendere gli effetti del farmaco assunto dal paziente, poiché questi alternano il campo relazionale in cui avviene la terapia.
RUOLO DELLO PSICOTERAPEUTA
Lo Psicoterapeuta ha un ruolo cruciale e una responsabilità nel fornire informazioni corrette sui farmaci ai pazienti., al fine di migliorare la comprensione e l’aderenza della terapia. Sebbene la prescrizione, la modifica del dosaggio o l’interruzione di un farmaco non rientrino nelle competenze dello psicoterapeuta, è fondamentale che quest’ ultimo possieda una conoscenza farmacologica di base per supportare efficacemente il paziente. Spesso i pazienti, specialmente quelli psicotici, sono spaventati dagli effetti dei farmacie e tendono a sospenderli, frequentemente influenzati da pareri esterni, come quelli dell’ambiente familiare.
Fornire una descrizione accurata degli effetti del farmaco durante la seduta può essere un sostegno determinante, ad esempio correggendo disinformazioni. È essenziale anche gestire le criticità che emergono in terapia, come l’ aumento dell’ ansia e del rischio di suicidio nelle prime settimane di trattamento con antidepressivi, o la frustrazione del paziente che non vede miglioramenti immediati. In queste fasi iniziali, è fondamentale aumentare la frequenza delle sedute di psicoterapia.
MODIFICAZIONE EPIGENETICHE E IMPATTO A LUNGOTERMINE
L’ azione degli psicofarmaci in combinazione con la psicoterapia va oltre l’effetto sinaptico immediato, inducendo cambiamenti duraturi a livello genetico attraverso l’epigenetica. La stimolazione neuronale, sia essa prodotta da un farmaco o dall’esperienza terapeutica, può modificare l’espressione del DNA. Ecco perché i trattamenti per disturbi come la depressione richiedono un tempo prolungato ( almeno un anno). La terapia farmacologica e psicoterapeutica, lavorando in sinergia, favorisce la produzione di fattori di crescita che promuovono la demetilazione dei geni bloccati e la riparazione delle reti neuronali danneggiate dalla patologia. Sospendere prematuramente un trattamento aumenta drasticamente il rischio di ricaduta.
La depressione, oggi prima causa di disabilità lavorativa al mondo con 300 milioni di persone affette solo in Occidente, era una malattia rara negli anni 50. Il fattore fisiopapotologico centrale viene identificato nell’INFIAMMAZIONE CRONICA DI BASSO GRADO, una condizione silente e non benefica, a differenza dell’informazione acuta.
Questo stato pro-infiammatorio è alimentato da due pilastri della vita moderna: l’alimentazione e la sedentarietà. La dieta contemporanea, ricca di cibi processati, povera di batteri benefici, e troppo ricca di zuccheri e carboidrati raffinati porta alla glicazione, un processo in cui le molecole di zucchero si legano alle proteine, deformando la struttura dei recettori e compromettendo la neurotrasmissione, a partire proprio dal sistema serotoninergico.
Parallelamente, la vita sedentaria, riducendo la stimolazione muscolare, inibisce il rilascio di fattori di crescita come il Neuro-Growth-Factor un segnale retrogrado che dai muscoli risale nel cervello e ne mantiene il tono. MENO CI SI MUOVE PIÙ IL CERVELLO DEPERISCE, come dimostra l’aumento dell’incidenza di demenza in persone che andando in pensione si chiudono in casa. L’INTERVENTO PRIMARIO PER LA DEPRESSIONE dovrebbe consistere nelle modifica dello stile di vita, a cominciare da una colazione proteica e dall’ assunzione di sostanze naturali come gli OMEGA 3, POTENTI ANTINFIAMMATORI. L’approccio medico non dovrebbe limitarsi alla prescrizione del farmaco che da solo rischia di essere inefficace e di cronicizzare la patologia per anni. La depressione resistente al trattamento che riguarda almeno il 30% dei pazienti, potrebbe essere spiegata proprio da un elevato stato infiammatorio che rende i farmaci inefficaci.
GENETICA E DISTURBI PSICHIATRICI
VI è una complessa relazione tra geni, ambiente e disturbi psichiatrici, per cui è necessario smontare il determinismo genetico. Lo sviluppo di una malattia psichiatrica non è dovuto ad un evento singolo ma ad un fenomeno cumulativo di esperienze che inizia spesso in preadolescenza o infanzia e culmina con l’esordio psicotico.L’ ambiente e le esperienze medicano l’espressione genica . I farmaci stessi come lo stress e il trauma inducono cambiamento epigenetici che possono essere trasmessi pee generazioni. È stato evidenziato che la trasmissione epigenetica dei tratti acquisiti avviene principalmente attraverso la linea paterna, perché gli spermatozoi, prodotti continuamente, incorporano le modifiche epigenetiche recenti, a differenza degli ovuli materni, presenti fin dalla nascita
Il trauma intrauterino, invece, agisce direttamente sul feto attraverso gli ormoni dello stress materno, aumentando il rischio di disturbi futuri. Questa complessità rende irrealistica una diagnosi basata su soli marcatori biologici e ribadisce che NON ESISTE MAI UNA SINGOLA CAUSA PER UN DISTURBO MENTALE.

