
La psicoterapia e la tecnica
La tecnica e la psicoterapia hanno un rapporto stretto, complesso, ambivalente. Si potrebbe dire che la psicoterapia ha lo scopo di potenziare le abilità tecniche dei pazienti. La psicoterapia serve ad accogliere i pazienti verso la propria natura, lasciare che i processi umani scorrano verso la piena realizzazione del sè. Per spiegare come viene concepita la tecnica all’interno della cornice gestaltica posso utilizzare la metafora della musica: le composizioni musicali sono un prodotto compiuto e replicabile; le improvvisazioni musicali sono vive, inafferrabile, basate sulla presenza, sullo stare in ascolto con quello che accade. Le tecniche in psicoterapia della Gestalt hanno questo sapore. Sono improvvisazioni che nascono nel contatto, nella relazione.
La psicoterapia della gestalt in azione
Di seguito un esempio di seduta che propone il modello della gestalt: un insieme di creazione e tecnica.
Tratto dal libro “Il coraggio di creare: tecniche per psicoterapeuti – Psicoterapia della Gestalt Espressiva in azione”, a cura di Anna Maria Acocella e Oliviero Rossi.
Prima seduta impossibile: Anna Maria Acocella e Romeo Montecchi
- Terapeuta: Buongiorno, si accomodi, qual è il suo nome?
- Paziente: Montecchi Romeo (a voce bassissima).
- T: Come scusi? (fase del pre-contatto).
- T: Buongiorno signor Montecchi Romeo. Mi dica. Cosa la porta qui?
- P: Che dico? Non lo so. Sono venuto qua senza sapere il perché, ma sono qua.
- T: Sì, la vedo. Mi sembra un po’ teso! (osservazione fenomenologica).
- P: Sì, sono molto teso (osservazione fenomenologica confermata dal paziente). E capitata una cosa nella mia vita che non immaginavo potesse mai accadere.
- T: Vuole dirmi qualcosa a riguardo? (l’assenza di giudizio e il sentirsi visto nella tensione che manifesta sembrano un incoraggiamento ad aprirsi, può scegliere se dire o non dire qualcosa su quello che è capitato nella sua vita).
- P: Tanto rimane qui, no?
- T: Io sono legata al segreto professionale. Tutto ciò che dice rimane fra lei e me, e nessun’altro (accettazione della difficoltà di aprirsi e chiarimento sulle regole del setting).
- P: Mi sono innamorato. Non pensavo potesse capitare, scrivevo e riscrivevo poesie e canzoni ma ho scoperto che l’amore esiste e ha delle forme, un profumo, dei capelli, parla e si muove. Insomma, l’amore esiste.
- T: Sì. L’amore esiste (conferma e sostegno del vissuto condiviso).
- P: Ma io non lo sapevo, adesso lo so (fase del contatto).
- T: Bene, e adesso che lo sa? (favorisce una presa di contatto con quello che ha espresso e che sta vivendo).
- P: E un macello. I suoi genitori odiano la mia famiglia e a me non va di fare cose di nascosto.
- T: Sì, è bello quando si è innamorati urlarlo al mondo (rinforzo su un desiderio del paziente, non farlo di nascosto).
- P: Io volevo fare solo l’amore di nascosto ma invece qui devo fare proprio tutto segretamente.
- T: Per esempio, cos’altro? (focalizzazione su aspetti inerenti al tema).
- P: Non posso dire dove vado la sera o durante il giorno. Non posso dire perché cammino saltellando e fischio, perché non ho appetito, ma soprattutto non posso dire perché sto sempre sotto casa di Giulietta.
- T: Giulietta è la sua innamorata?
- P: No, io sono innamorato di Giulietta.
- T: Non lo sa se anche lei è innamorata? (esplorazione di vissuti che caratterizzano la relazione e l’innamoramento).
- P: I suoi baci mi dicono di sì, le sue carezze mi dicono di sì e i miei abbracci le dicono di sì. Quindi credo proprio che siamo innamorati.
- T: Da quello che mi dice, c’è una parte che vive da clandestino e un’altra parte che condivide invece con Giulietta (esplorazione sulla relazione).
- P: No, condividiamo anche la clandestinità. I nostri genitori si odiano. Se soltanto non ci chiamassimo Montecchi e Capuleti saremmo a posto. Non potevo essere orfano? Se lo fossi stato non avrei avuto questo cognome e mi sarei potuto presentare come me stesso e basta. Senza radici o cognomi, io e le mie poesie.
- T: Forse!! (messa in dubbio della narrazione legata ai cognomi, che il paziente ha costruito e con la quale si relaziona).
- P: Io mi faccio sempre un sacco di ipotesi diverse. Se mi fossi chiamato Napoleone o Mario? Ma, finite queste possibilità, mi ritrovo di fronte al fatto che mi chiamo Romeo Montecchi e sono innamorato di Giulietta Capuleti.
- T: Ed è questo il problema per il quale è venuto? (sollecitazione a focalizzare il problema del quale sta parlando).
- P: Il problema non è che io ami Giulietta ma che i nostri genitori si odiano. T: Il problema per il quale è venuto è il suo cognome? (in modo indiretto facilita la presa di contatto sul fatto che questo è quello che pensa ma non è il suo problema, è la sua realtà, si chiama Montecchi).
- P: Sì. Se io mi chiamassi Rossi e lei si chiamasse Bianchi saremmo felici.
- T: Le va di fantasticare su come potrebbe essere diversa la sua vita da signor Rossi? (proposta di un gioco di fantasia: cambiare cognome).
- P: Scriverei poesie e canzoni firmandole Rossi, soprattutto la chiamerei solo Giulietta, senza pensare al cognome. Sarebbe sufficiente il nome (permettendosi di fantasticare, si permette di essere quello che è, e di soddisfare il suo desiderio: esprimere, e in versi, il nome di Giulietta).
- T: Certo, soprattutto rispetto all’amore potrebbe essere sufficiente il nome. Questo è il nostro desiderio, invece la realtà è un’altra. Che cosa vogliamo fare di questi cognomi? (dalla fantasia alla realtà, assunzione di responsabilità).
- P: In questo momento mi sto rendendo conto che non sono venuto per un problema con Giulietta, ma con mio padre (dietro un cognome c’è un padre, un nonno, ecc., che lo hanno trasmesso).
- T: Per il cognome che porta o per altro? (sollecitare e facilitare il contatto con il rapporto con il padre, non solo per il cognome che porta). P: Beh, se avesse avuto un carattere un po’ diverso non saremmo arrivati a questo.
- T: Mi colpiscono molto tutti questi “se”.
- P: Noi poeti usiamo le metafore come possibilità (contatto con la risorsa: la poesia e la metafora).
- T: E come poeta quale metafora potrebbe utilizzare rispetto al suo nome e al suo cognome? Magari potrebbe scrivere una poesia per suo padre! (proposta di utilizzare la sua risorsa nel rapporto con il padre).
- P: In questo momento mi verrebbe da dirgli che, tutto sommato, poteva vivere un po’ di più la poesia con mia madre e lasciare vivere me, con o senza poesia, con la donna che scelgo (contattata la risorsa su cui appoggiarsi, Romeo trova modalità espressive e vitali diverse).
- T: Ho visto che ha mosso la spalla, potrebbe ripetere la frase che ha detto accompagnandola con questo stesso gesto signor Romeo? (attenzione e focalizzazione sull’espressione corporea che segue, accompagna e rafforza le parole).
- P: Papà, vai da mamma! Lasciami andare dalla donna che voglio io.
- T: Sempre con il gesto lo esprima di nuovo (tecnica dell’amplificazione per favorire un contatto con le emozioni).
- P: Papà, vai da mamma! Lasciami andare dalla donna che voglio io.
- T: Ancora, lo amplifichi.
- P: Papà io amo chi voglio io. Anche col cognome che porto. A me interessa il sorriso di Giulietta, non il suo cognome.
- T: Bene. Che effetto le fa tutto questo?
- P: Prima mi sentivo affranto senza sapere cosa fare, adesso sono arrabbiato e so che fare.
- T: Cosa? Vuole condividerlo? (fase del contatto pieno).
- P: Parlerò con mio padre, spero capisca, altrimenti agirò con Giulietta.
- T: Che effetto le fa ora, quello che farà? (facilitare il contatto con la decisione presa e con l’effetto che questa decisione ha nel qui e ora della relazione).
- P: Sento un po’ di paura, non sento più rabbia perché so che devo fare questo e basta. Se subentreranno problemi, li affronteremo (quando può sostenere la paura non ha più bisogno della rabbia).
- T: Per un attimo ha sciolto le mani che teneva intrecciate. Vuole rifarlo per sentire la differenza? (fase del post contatto).
- P: Cerano due pollici chiusi, e poi due aperti. Ora forse si incontreranno i due pollici o forse no, ma intanto sono aperti.
- T: Cosa sarà domani non lo sappiamo, oggi qui ha aperto i suoi pollici, prima chiusi, ha detto che parlerà a suo padre, che se ci saranno problemi li affronterete e che vede una possibilità di incontro. Possiamo fermarci qui signor Romeo? (ridefinizione e restituzione del lavoro psicoterapeutico).
- P: Sì, grazie.
- T: Grazie a lei.

